Dicembre 7, 2019
Io-Don-Chisciotte

IO, DON CHISCIOTTE | SABATO 7 DOMENICA 8 DICEMBRE TEATRO COMUNALE CITTÀ DI VICENZA

SABATO 7 DICEMBRE ORE 20.45
DOMENICA 8 DICEMBRE ORE 18.00
TEATRO COMUNALE CITTÀ DI VICENZA
Danza
BALLETTO DI ROMA
IO, DON CHISCIOTTE
prima regionale
coreografia e regia di Fabrizio Monteverde

In questa versione del romanzo spagnolo di Cervantes il protagonista non smette di incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti. Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, ci sono i rottami abbandonati di un cavallo da corsa dei nostri giorni che simboleggiano un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde e temerarie, Don Chisciotte, con il suo sguardo strabico sulla realtà, conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate.

Impone la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo: elemento disturbante e artefice del caos che in fondo ci dimostra che ogni cosa, ogni persona è sempre altro da quello che dice di essere. L’errore è verità e la verità è errore in una società che, soprattutto per un Don Chisciotte poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde, è alla rovescia. Il mondo, del resto – così come la scena – è sempre diverso in base al punto di vista da cui lo guardiamo e la verità si manifesta solo nella libertà di muoversi al suo interno, una libertà incondizionata che testimonia l’inseguimento di un sogno, la ricerca del proprio io bambino, il desiderio infinito di amare.

Fabrizio Monteverde dopo il “Il Lago dei Cigni ovvero il Canto” del 2014 dichiarò che questo sarebbe stato il suo ultimo lavoro coreografico e che poi si sarebbe ritirato dalla scena per vivere a Cuba, luogo in cui trovare una nuova dimensione umana e artistica ispiratrice. Così è stato, ma questo Don Chisciotte bizzarro, pazzo cavaliere animato dall’idea di combattere per una giusta causa, lo ha felicemente riportato a far danzare quei valori umani e artistici rappresentati da un protagonista che grottescamente contrasta i privilegi, spesso sordi e ben ovattati, imperscrutabili. “Io, Don Chisciotte”, rappresenta la rivincita del senso “individuale” contro il dominio dell’astratta “universalità” delle leggi umane. E’ una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di Sancho Panza.

Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai “un fine” e neppure “una fine” in senso assoluto, perché in fondo il bello – dice Don Chisciotte – “sta a impazzire senza motivo!”.

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